Si prevede che i prezzi dell'alluminio registreranno un forte rialzo fino al 2030, a causa di crescenti preoccupazioni per una carenza di scorte. La domanda del metallo supera l'offerta, trainata dalla transizione globale verso le energie rinnovabili e i veicoli elettrici. Goldman Sachs evidenzia che la crescita economica cinese avrà un impatto maggiore sul prezzo dei metalli rispetto a quello del petrolio e carbone. Per quanto riguarda il rame, si prevede invece una tendenza stabile o negativa, alimentando un'ondata di pessimismo sulle prospettive a medio termine per un metallo essenziale in settori che spaziano dalle energie rinnovabili alle reti elettriche. Le scorte globali hanno raggiunto i massimi degli ultimi quattro anni, mentre i budget per l'esplorazione restano storicamente elevati.
Al momento della redazione, l'Hot Rolled Coil Steel (NYMEX) è quotato a $679, mentre i futures per dicembre 2027 si attestano a $824, evidenziando un aumento del prezzo previsto del 21% nel corso dei prossimi tre anni. Questo andamento al rialzo indica un mercato in fase di ripresa dopo un periodo di prezzi contenuti, dovuto a una domanda ridotta in Cina e alle difficoltà nei principali settori di consumo dell'acciaio, in particolare il segmento automotive.
Tuttavia, gli analisti prevedono una graduale normalizzazione di questi fattori, con il recupero industriale della Cina che giocherà un ruolo fondamentale. Inoltre, i cambiamenti nelle catene di approvvigionamento, comprese le iniziative per decarbonizzare la produzione di acciaio, potrebbero esercitare ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi.
Dopo un forte aumento dal 2022, i prezzi del petrolio si sono stabilizzati intorno agli $80 al barile nel 2024, ma potrebbero subire variazioni in caso di danni alle infrastrutture energetiche Iraniane. A complicare ulteriormente il quadro, le scorte globali, ridotte a 4,4 mld di barili, sono ai minimi dal 2017.
Guardando al futuro, i prezzi del Brent sono più propensi a scendere che a salire, poiché la produzione globale di petrolio dovrebbe superare le previsioni. Le stime indicano un prezzo di $75 al barile, mentre i futures, al momento della stesura, prevedono $70 al barile entro la fine del 2025. Detto ciò, la possibilità che i prezzi superino le attuali proiezioni dipende in gran parte da eventuali interruzioni impreviste nella produzione, un rischio accentuato dalle crescenti tensioni nel Mar Rosso.
L’utilizzo della capacità produttiva è uno degli indicatori più monitorati. In Europa, si è stabilizzato al 77-78% dal quarto trimestre del 2023, mentre negli Stati Uniti è previsto un calo allo stesso livello nel quarto trimestre del 2024. Sebbene non sia un segnale positivo, il livello attuale è vicino alla media decennale degli Stati Uniti, suggerendo una normalizzazione post Covid, guerra in Ucraina e crisi delle catene di approvvigionamento. Non ci aspettiamo uno sviluppo lineare per il 2025, sebbene non si possa escludere un calo al 76%
Effetti strutturali a lungo termine, come la deindustrializzazione dell'Occidente o le difficoltà del settore automobilistico Europeo, esercitano una pressione al ribasso, ma tendono a manifestarsi come una riduzione della capacità totale piuttosto che come effetti sul tasso di utilizzo a breve termine.
Le aziende investono in nuovi impianti solo se sono sufficientemente fiduciose riguardo alla domanda futura, rendendo gli ordini per attrezzature in conto capitale un buon indicatore della domanda potenziale. La situazione negli Stati Uniti è rimasta sostanzialmente costante nel 2023 e nel 2024. Gli ordini in Germania sono più variabili e mostrano un effetto visibile di arretrato post-Covid, con una leggera tendenza al ribasso, pur rimanendo superiori al picco pre-Covid. Le prospettive per il 2025 appaiono piuttosto positive: nei tre mesi fino a ottobre 2024, gli ordini in Germania sono stati superiori dell'8% rispetto allo stesso periodo del 2023, raggiungendo un livello doppio rispetto a quelli registrati in precedenza (inizio 2022 e metà 2023). Tralasciando eventuali tensioni geopolitiche, i dati registrati offrono speranze per un forte inizio nel 2025.
Secondo la stessa logica, le vendite di veicoli indicano la fiducia dei consumatori e alimentano un'importante industria esportatrice Europea. Mentre gli Stati Uniti hanno quasi raggiunto i livelli pre-Covid, l'Europa ha perso tutto il terreno guadagnato negli ultimi due anni. Le previsioni indicano una continua crescita dei volumi negli Stati Uniti e una stabilità nell'UE. A ciò si aggiungono le difficoltà dei produttori Europei nel competere con le auto elettriche cinesi e il percorso verso l'obsolescenza di importanti segmenti della filiera, con la previsione di un contributo negativo alla crescita del settore. Sul fronte positivo, i tempi di consegna e i livelli di inventario si stanno normalizzando. Un'eventuale regolamentazione favorevole e un rinnovato interesse dei consumatori potrebbero alimentare una ripresa della crescita nel 2026.
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